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È nato Belìcenews.it, un sito di informazione locale dinamico il cui obiettivo è quello di fornire un’informazione diretta e vicina a tutti i cittadini della Valle del Belìce.
In particolare, le informazioni interesseranno le città di Castelvetrano, Gibellina, Menfi, Montevago, Santa Margherita Belice, Sambuca di Sicilia, Salemi, Salaparuta, Sciacca, Partanna e Poggioreale.

Lo staff di Belìcenews.it è composto da un gruppo di studenti, giovani professionisti e semplici cittadini delle realtà belicine, uniti dalla passione per il nostro territorio.

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Cordialmente,

Lo staff di Belicenews.it

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Agricoltura, Dop alla Vastedda della valle del belìce

”Con questa nuova DOP viene premiata una lunga storia di saggezza e tradizione contadina nel settore lattiero-caseario. E’ un ulteriore riconoscimento a una terra come la Sicilia, in grado di offrici da sempre un patrimonio enogastronomico di eccellenza, che tutto il mondo conosce e ci invidia”.

Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato la pubblicazione oggi sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea della domanda per il riconoscimento della Vastedda della valle del Belìce DOP, un formaggio di pecora prodotto in alcune zone della Sicilia.

Se entro sei mesi dalla data di pubblicazione in Gazzetta gli altri Stati europei non presenteranno domanda di opposizione, la nuova Dop potra’ essere iscritta ufficialmente nel registro delle denominazioni delle DOP e IGP dell’Unione europea.

La DOP Vastedda della valle del Belìce e’ un formaggio di pecora a pasta filata che va consumato fresco, ottenuto con latte ovino intero, crudo, ad acidita’ naturale di fermentazione, di pecore di razza Valle del Belìce. Ha la forma tipica di una focaccia con facce lievemente convesse, pasta compatta bianca con qualche striatura dovuta alla filatura artigianale. L’aroma e’ quello caratteristico del latte fresco di pecora con un sapore dolce, fresco e gradevole, con venature lievemente acidule e mai piccanti.

Il nome Vastedda deriva dalla forma che il formaggio acquisisce dopo la filatura, quando viene messa a rassodare in piatti fondi di ceramica, ”Vastedde”, onde conferirgli la forma di pagnotta.

La zona geografica di allevamento degli ovini, di produzione del latte, di trasformazione e di condizionamento del formaggio e’ compresa in alcuni comuni della provincia di Agrigento: Caltabellotta, Menfi, Montevago, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice e Sciacca; di Trapani: Calatafimi, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Gibellina, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Ninfa e Vita; di Palermo: Contessa Entellina e Bisacquino limitatamente alla frazione denominata ”San Biagio”.

Nella Valle del Belice viene utilizzato per la produzione di Vastedda il latte di pecora autoctona, oggi elevata a razza ”Valle del Belice”, nota per la produzione di un latte con buone caratteristiche casearie. L’ovinicoltura e l’attivita’ casearia, nell’area di produzione del formaggio Vastedda della valle del Beli’ce, hanno un’antichissima tradizione.

Ancora oggi l’allevamento e’ di tipo tradizionale e viene praticato in ovili in grado di offrire un ricovero adatto alle esigenze degli ovini e al loro benessere, con positivi riflessi sulla qualita’ del latte utilizzato nella produzione della Vastedda della valle del Belìce.

La Vastedda

La vastedda del Belice è un rarissimo caso di formaggio a pasta filata da latte ovino. Viene prodotto utilizzando latte di pecora della razza autoctona della Valle del Belice e prende il nome dalla ciotola, vastedda appunto, entro cui la pasta viene messa a riposare dopo la filatura.

Il latte ovino dona al formaggio una delicata nota acidula che lo rende appetitoso e perfetto per un antipasto leggero. Di solito infatti questo formaggio viene consumato fresco, a pochi giorni dalla produzione, con poche gocce d’olio d’oliva ed un po’ di origano, anche se un’altra tradizione lo vuole come ingrediente protagonista del timballo di maccheroni.

La vastedda del Belice può essere considerata un emblema della difesa delle tipicità gastronomiche regionali: fino a pochi anni fa la sua produzione era in netto calo. Ora, grazie ad uno sforzo comune dei produttori e a campagne informative come quella di Slow Food, la richiesta è nettamente aumentata, tanto da rendere necessaria una produzione non più solo estiva, come da tradizione ma addirittura lungo tutto l’arco dell’anno.