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È nato Belìcenews.it, un sito di informazione locale dinamico il cui obiettivo è quello di fornire un’informazione diretta e vicina a tutti i cittadini della Valle del Belìce.
In particolare, le informazioni interesseranno le città di Castelvetrano, Gibellina, Menfi, Montevago, Santa Margherita Belice, Sambuca di Sicilia, Salemi, Salaparuta, Sciacca, Partanna e Poggioreale.

Lo staff di Belìcenews.it è composto da un gruppo di studenti, giovani professionisti e semplici cittadini delle realtà belicine, uniti dalla passione per il nostro territorio.

Lo staff di Belicenews.it invita quanti vogliono contribuire allo sviluppo della comunicazione e dell’informazione nel territorio belicino ad inviare alla redazione comunicati stampa, articoli, segnalazioni o interventi, tramite mail all’indirizzo redazione@belicenews.it .

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Cordialmente,

Lo staff di Belicenews.it

Belice, concluso il primo incontro del Comitato per l’acqua pubblica

Giovedi scorso, alle 17.30, presso l’aula consiliare del Comune di Santa Ninfa, si è tenuto il primo incontro del costituendo Comitato per l’acqua pubblica della Valle del Belice. All’incontro, organizzato da alcune associazioni del Belice e presieduto dal sindaco Paolo Pellicane, erano presenti le amministrazioni della Valle del Belice, e una ventina di associazioni locali, provenienti dai vari comuni della Valle.

All’incontro hanno inoltre partecipato il sindaco di Menfi, Michele Botta, e il presidente del Comitato per l’acqua pubblica di Menfi, Paolo Campo, che hanno illustrato le vicende dell’Ato idrico della Provincia di Agrigento, gestito dalla società Girgenti acque, alla quale ben 24 Comuni della provincia, fra cui tutti i Comuni del Belice agrigentino, hanno rifiutato di consegnare le reti idriche.

Il sindaco di Menfi ha sottolineato la scelta di non consegnare le reti idriche dei Comuni, sia per il modo poco trasparente in cui è nata la stessa Società Girgenti acque,  nonostante l’opposizione di molti comuni, sia per la conclamata inefficienza nella gestione del servizio. Il responsabile del  Comitato per l’acqua pubblica di Menfi ha invece illustrato l’iter della proposta di legge di iniziativa popolare per acqua pubblica, per la quale in tutta la Sicilia sono state raccolte oltre 35mila firme e ha proposto la nascita di un comitato allargato a tutta la Valle del Belice, per sottolineare la continuità con la storia di mobilitazione dal basso che a partire dagli anni 60 con le iniziative di Danilo Dolci e Lorenzo Barbera, resero il Belice un luogo di avanguardia sociale in Europa.

Su questa proposta si sono poi espresse tutte le associazioni e le amministrazioni presenti, che unanimemente hanno manifestato il loro appoggio all’iniziativa. In particolare, fra le amministrazioni presenti si sono espressi a favore, il vice sindaco di Salaparuta, Michele Petrusa, l’assessore Vincenzo Cafiso del Comune di Castelvetrano e il sindaco di Santa Ninfa. Lo stesso Campo ha poi citato la Marcia per lo Sviluppo della Sicilia Occidentale che nel marzo del 1967 (un anno prima del terremoto), attraversò gran parte del Belice per concludersi dopo 6 gioni a Palermo, con migliaia di persone che manifestavano a sostegno del Piano di Sviluppo del Belice, che era stato discusso nei 4 anni precedenti in assemblee collettive promosse dal Centro Studi per la Piena Occupazione di Dolci e Barbera.

L’idea di riprendere l’ipotesi della Marcia per attualizzarla ai temi e ai problemi di oggi è stata invece discussa dal Presidente del Cresm, Alessandro La Grassa, che ha sottolineato la necessità di avviare una serie di incontri in tutti i comuni partecipanti all’iniziativa per individuare i temi, oltre a quello centrale dell’Acqua Pubblica, su cui impostare una campagna di mobilitazione dal basso. Il sindaco Botta ha fra l’altro sottolineato il valore mediatico che avrebbe una iniziativa di questo tipo per tutta la Sicilia e l’Italia.

La riunione si é conclusa con l’impegno a far circolare una prima bozza di statuto e riconvocare a breve una ulteriore riunione che coinvolga altri soggetti pubblici e privati del Belice, in vista della nascita del Comitato.
(di Calogero Parlapiano – Agrigentonotizie.it)

Dalle macerie il futuro 1968/2011 43° anniversario del terremoto del Belìce

Nessuna cerimonia ufficiale romana per ricordare il 43esimo
anniversario del terremoto del Belice, che distrusse una ventina di
comuni che abbracciano tre province: Trapani, Agrigento e Palermo.
È ormai tempo infatti di mettere la parola fine a questa triste
vicenda che si trascina ormai da quella tragica notte del 15
gennaio del ’68, quando una scossa del nono grado della scala
Mercalli, rase al suolo 21 comuni e uccise oltre 400 persone. E per
chiuderla mancano ancora 396 milioni di euro per il completamento
dell’edilizia privata e 133 milioni di euro per quella pubblica.
Sarà un 43 anniversario che si celebrerà nel territorio. Sei dei
comuni che vissero quella terribile esperienza saranno protagonisti
di alcuni dei momenti più significativi di questo
anniversario. Si inizia
il 14 a Santa Ninfa.
Alle 11 presso la Chiesa Madre,

Monsignor Domenico Mogavero, Vescovo della Diocesi di Mazara,

celebrerà una messa di suffragio per le vittime del sisma. Alle 17,

30 invece presso Palazzo Comunale l’appuntamento è con i “ricordi e

le testimonianze. Ieri e Oggi”. Alle 19 ma a Santa

Margherita Belice presso il Teatro Sant’Alessandro

si terrà la manifestazione “ Per non dimenticare” e a

Montevago alle ore 21,00 una “Fiaccolata del

ricordo” che partirà dalla Chiesa Madre fino ai ruderi del vecchio

centro . Il 15 gennaio gli

appuntamenti si sposteranno a

Salaparuta, ancora alle 10 presso la Chiesa della SS

Trinità S.E. il Vescovo Mogavero celebrerà la Santa Messa di

suffragio, alle 11 presso il museo Comunale verrà presentata la

“1ma Meridiana del Belice ed un Mosaico Artistico”.

Alle 18, a Menfi a celebrare la messa di suffragio

per le vittime del sisma nella Chiesa Madre sarà il Vescovo di

Agrigento Monsignor Francesco Montenegro. Alle 18,30

le manifestazioni si spostano a Montevago

presso il Palazzo Comunale dove si terrà la prima

edizione del “Premio Xirotta”.

L’appuntamento rilevante di chiusura delle

manifestazioni è quello del 16 gennaio con inizio alle ore 10,30,

presso le Scuderie del Castello Grifeo a Partanna.

Qui si terrà una conferenza sul tema “Belice, dalla
ricostruzione allo sviluppo”. Il punto sulle iniziative
parlamentari: analisi e prospettive”. All’incontro hanno aderito
tutti i deputati regionali, nazionali e i senatori che hanno
sottoscritto i vari disegni di legge sul Belice. Sarà insomma
l’occasione per fare il punto sulla situazione ad oggi della Valle
del Belice, su ciò che si è fatto ma soprattutto su quello che
ancora rimane da fare per far rinascere a nuova vita questa
porzione di Sicilia che ricade su tre province per chiedere i
diritti del territorio più volte riconosciuti e mai soddisfatti e
mettere quindi definitivamente la parola “fine” su questa
interminabile ferita lunga 43 anni. locandina

Agricoltura, Dop alla Vastedda della valle del belìce

”Con questa nuova DOP viene premiata una lunga storia di saggezza e tradizione contadina nel settore lattiero-caseario. E’ un ulteriore riconoscimento a una terra come la Sicilia, in grado di offrici da sempre un patrimonio enogastronomico di eccellenza, che tutto il mondo conosce e ci invidia”.

Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia ha commentato la pubblicazione oggi sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea della domanda per il riconoscimento della Vastedda della valle del Belìce DOP, un formaggio di pecora prodotto in alcune zone della Sicilia.

Se entro sei mesi dalla data di pubblicazione in Gazzetta gli altri Stati europei non presenteranno domanda di opposizione, la nuova Dop potra’ essere iscritta ufficialmente nel registro delle denominazioni delle DOP e IGP dell’Unione europea.

La DOP Vastedda della valle del Belìce e’ un formaggio di pecora a pasta filata che va consumato fresco, ottenuto con latte ovino intero, crudo, ad acidita’ naturale di fermentazione, di pecore di razza Valle del Belìce. Ha la forma tipica di una focaccia con facce lievemente convesse, pasta compatta bianca con qualche striatura dovuta alla filatura artigianale. L’aroma e’ quello caratteristico del latte fresco di pecora con un sapore dolce, fresco e gradevole, con venature lievemente acidule e mai piccanti.

Il nome Vastedda deriva dalla forma che il formaggio acquisisce dopo la filatura, quando viene messa a rassodare in piatti fondi di ceramica, ”Vastedde”, onde conferirgli la forma di pagnotta.

La zona geografica di allevamento degli ovini, di produzione del latte, di trasformazione e di condizionamento del formaggio e’ compresa in alcuni comuni della provincia di Agrigento: Caltabellotta, Menfi, Montevago, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice e Sciacca; di Trapani: Calatafimi, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Gibellina, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Ninfa e Vita; di Palermo: Contessa Entellina e Bisacquino limitatamente alla frazione denominata ”San Biagio”.

Nella Valle del Belice viene utilizzato per la produzione di Vastedda il latte di pecora autoctona, oggi elevata a razza ”Valle del Belice”, nota per la produzione di un latte con buone caratteristiche casearie. L’ovinicoltura e l’attivita’ casearia, nell’area di produzione del formaggio Vastedda della valle del Beli’ce, hanno un’antichissima tradizione.

Ancora oggi l’allevamento e’ di tipo tradizionale e viene praticato in ovili in grado di offrire un ricovero adatto alle esigenze degli ovini e al loro benessere, con positivi riflessi sulla qualita’ del latte utilizzato nella produzione della Vastedda della valle del Belìce.

La Vastedda

La vastedda del Belice è un rarissimo caso di formaggio a pasta filata da latte ovino. Viene prodotto utilizzando latte di pecora della razza autoctona della Valle del Belice e prende il nome dalla ciotola, vastedda appunto, entro cui la pasta viene messa a riposare dopo la filatura.

Il latte ovino dona al formaggio una delicata nota acidula che lo rende appetitoso e perfetto per un antipasto leggero. Di solito infatti questo formaggio viene consumato fresco, a pochi giorni dalla produzione, con poche gocce d’olio d’oliva ed un po’ di origano, anche se un’altra tradizione lo vuole come ingrediente protagonista del timballo di maccheroni.

La vastedda del Belice può essere considerata un emblema della difesa delle tipicità gastronomiche regionali: fino a pochi anni fa la sua produzione era in netto calo. Ora, grazie ad uno sforzo comune dei produttori e a campagne informative come quella di Slow Food, la richiesta è nettamente aumentata, tanto da rendere necessaria una produzione non più solo estiva, come da tradizione ma addirittura lungo tutto l’arco dell’anno.

Belìce, a 42 anni dal sisma i comuni della Valle non dimenticano

Una veglia a Montecitorio dei sindaci del belice. Questa una delle manifestazioni di punta del programma di iniziative in occasione del 42° anniversario del terremoto. Veglia che effettuata anche nella chiesa della santissima trinita’ di salaparuta con un collegamento, in diretta, con i comuni terremotati dell’abruzzo.

Con le immagini del disastro che ci arrivano da haiti il belìce ricorda il 42 ° anniversario del sisma con un programma di iniziative che sono state messe a punto dal coordinamento dei sindaci di cui fa parte il primo cittadino di Menfi Michele Botta.

E mentre i sindaci sono a Roma, una veglia, sempre stasera verra’ effettuata nella chiesa della santissima trinita’ di salaparuta, alla presernza delle autorita’ e con un collegamento in diretta con le comunita’ dell’abruzzo.

Il sindaco di menfi dunque precisa che il belìce ha avuto un trattamento diverso rispetto ad altre zone terremotate d’italia, conscio delle polemiche e delle accuse che negli anni sono state mosse, da parte di chi, possibilmente residente lontano dalla sicilia, non riesce proprio a comprendere come sia possibile parlare ancora di ricostruzione a 42 anni dal terremoto.
(fonte rmk.it)

Il sindaco di Menfi, Michele Botta, con gli altri  sindaci del Belìce, ha incontrato il Presidente della Camera Gianfranco Fini il quale, dopo aver ascoltato i sindaci che da giorni chiedono un decreto attuativo per l’impiego delle ultime risorse necessarie alla ricostruzione della zona (540 milioni di euro per l’edilizia privata, opere di urbanizzazione e completamento delle strutture pubbliche), Fini ha detto:

«Il problema è quando non ci sono le risorse, non quando serve un decreto attuativo perché vengano indirizzate. In bocca al lupo!».