Menfi ricorda Livatino e le vittime di Mafia e BR nell’area industriale

“Menfi si prepara a un grande sviluppo, ma l’iniziativa di ieri ha voluto lanciare un messaggio a tutti gli imprenditori”. Le strade avranno i nomi di chi ha combattuto i clan.

Rosario LivatinoL’area degli insediamenti produttivi dedicata alle vittime della mafia e del terrorismo. Un messaggio di legalità quello partito ieri da Menfi dove sono ste inaugurate le vie dedicate a Rosario Livatino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre, Peppino Impastato, Cesare Terranova, Libero Grassi e Aldo Moro e presentato il libro dell’europarlamentare Alfano sulla storia del padre, il giornalista Beppe, ucciso dalla mafia nel 1993, a Barcellona pozzo di Gotto.

Con l’intitolazione delle vie  – ha detto il Sindaco Michele Botta – vogliamo testimoniare il nostro no ad ogni forma di violenza rendendo omaggio alla memoria di queste vittime che hanno dato la vita combattendo in prima linea. Il fatto che queste vie sorgeranno nell’area produttiva è un elemento a cui attribuiamo un significato particolare, perché Menfi chiede sviluppo economico nella legalità”.

L’iniziativa ha avuto un ampio consenso nel panorama politico menfitano.  “Ho condiviso l’iniziativa sul web, – ha affermato Enzo  Buscami, consigliere comunale – coinvolgendo tutti i consiglieri e l’amministrazione.  Alla fine è venuta fuori un’idea anche migliore di quella iniziale. Il fatto che l’area degli insediamenti produttivi sia tutta dedicata alle vittime della mafia è un elemento non solo simbolico. Chi verrà a realizzare un’attività a Menfi sappia che il nostro comune, dedicando queste vie alle vittime della criminalità, si dichiara contraria a tutte le forme di mafia e dice agli imprenditori state attenti che noi vigiliamo”.

(Tratto dal Giornale di Sicilia del 22.04.11)

Menfi, una via a Peppino Impastato

Anche Menfi dedicherà una via a Peppino Impastato.

Intitolare a Peppino Impastato una via nell’area di sviluppo artigianale  assume un valore simbolico di risposta civile e democratica in memoria di tutte le vittime della mafia, che hanno pagato con la vita la lotta alla mafia ed alla cultura omertosa.

Per questo, non va dimenticato che Menfi ha dato il suo tributo di sangue nella lotta alla mafia già nel lontano 1992 quando sulla strada Agrigento – Menfi venne ucciso il Maresciallo dei Carabinieri Giuliano Guazzelli (soprannominato il “mastino” per la sua abilità di investigatore), cui sono intitolate la caserma dei Carabinieri e una via del centro storico.

Ai giudici Falcone e Borsellino, in passato, è stata intitolata un’ altra via cittadina del comune di Menfi
La scelta di questa ulteriore via a Peppino Impastato vuole rappresentare un monito, in modo tale che chi lavora ed ha interessi nel nostro territorio possa avere chiaro che Menfi è contro tutte le forme di mafia.

La decione è stata assunta oggi dalla Conferenza dei Capigruppo del Consiglio Comunale di Menfi. La scelta è caduta sulla via che collega la Via del Serpente a Via Inico, all’interno dell’area PIP.

Breve Nota Biografica di Giuseppe Impastato

Peppino Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa. Ancora ragazzo ruppe con il padre, che lo cacciò di casa, ed avviò un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fondò il giornalino L’idea socialista e aderì al PSIUP. Dal 1968 in poi, partecipò, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Condusse le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1976 costituì il gruppo Musica e cultura, che svolse attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1977 fondò Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denunciava i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici. Nel 1978 si candidò nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Venne assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votarono il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.