Anche il Sindaco di Menfi Michele Botta aderisce alla Scorta Civica per il magistrato antimafia Salvatore Vella

La decisione di privarlo della macchina blindata lo pone in situazione di serio pericolo e lo rende facile obiettivo di eventuali rappresaglie da parte delle cosche mafiose agrigentine duramente colpite dalle sue indagini. Il territorio agrigentino è infestato da organizzazioni criminali sanguinarie e agguerrite che non hanno esitato ad uccidere magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine; secondo l’ultima relazione semestrale della Dia al Parlamento, rimane un solido assetto per Cosa nostra siciliana, come si evince dalla presenza di 41 famiglie note alle Forze di polizia. Si tratta di una decisione, quanto meno, infelice e che potrebbe rivelarsi foriera di conseguenze drammatiche.

Il Sindaco di Menfi chiede, quindi, al Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico di rivedere la scelta e di ripristinare immediatamente il livello di protezione precedente al dott. Vella. Deve essere garantita, in tempi brevi, la giusta serenità al magistrato.

Sono pronto ad aderire alla “scorta civica”, composta da semplici cittadini, con lo scopo di non lasciare solo Vella e di difenderlo dalle conseguenze nefaste degli errori statali. Il ruolo della scorta civica sarà cercare di far capire alle Istituzioni che siamo in un momento delicato e bisogna fare di tutto per salvaguardare l’incolumità ai magistrati antimafia.

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No alla soppressione del Tribunale nel territorio di Messina Denaro

Stiamo assistendo al sistematico sacco del territorio! Sotto forma di emergenza energetica, emergenza politica, necessità di tagliare costi, etc. Pertanto dopo l’assalto dal mare da parte dei petrolieri, l’attacco dal cielo da parte degli impianti industriali per la produzione di energia eolica, adesso l’attacco al nostro territorio avviene con il tentativo di soppressione del tribunale di Sciacca…!

Non è un accostamento azzardato, poiché il tribunale, che proprio quest’anno compie 150 anni di vita, è per Sciacca l’avamposto per il controllo del nostro territorio dall’assalto della speculazione edilizia, dell’abusivismo, dallo scempio delle coste, dal sacco della mafia.
La soppressione del tribunale, benché rientri nell’obbiettivo di riduzioni dei costi e delle spese per lo stato, in verità, porterebbe ad unrisparmio davvero esiguo, in quanto, buona parte degli attuali costi sono sobbarcati dal comune di Sciacca.
La soppressione del tribunale di Sciacca costituirebbe una vera catastrofe poiché vedrebbe la chiusura di molti altri servizi connessi come: l’agenzia delle entrate, l’ufficio INPS, l’Ufficio Registro, il declassamento di molti presidi attualmente presenti come la Guardia di Finanza, la Polizia ed i Carabinieri, la chiusura della casa circondariale, etc..

Servizi essenziali non solo per la città, ma per l’intero comprensorio dei comuni limitrofi. Il risparmio esiguo verrà pagato con un alto costo per i cittadini che si troveranno costretti ad affrontarelunghi e pericolosi viaggi giornalieri, ad avere maggiori oneri per i costi di una causa o di qualunque servizio legato ai suddetti uffici.
La soppressione del tribunale di Sciacca allargherebbe certamente le maglie alle ingerenze mafiose, che senza un controllo potrebbero meglio mettere le proprie grinfie, facendo sacco del territorio.

In una economia in recessione, come attualmente stiamo vivendo, la soppressione del tribunale è l’ennesima tegola sulla testa dei cittadini che si trovano a pagare a caro prezzo gli altrui sbagli e sprechi.

– Per consentire che gli attuali processi per Mafia non subiscano rallentamenti
– Per un territorio più sicuro
– Per non fare in modo che Sciacca e il suo comprensiorio venga declassata (meno uffici, meno famiglie, meno abitanti, meno lavoro)
– Per garantire un futuro ai tuoi figli
– Per non fare rischiare la vita a circa 400 persone che dovranno percorrere la SS115 giornalmente

Per tutto evitare ciò Sabato 17 marzo alle 10:00 in Piazza Matteotti rechiamoci alla protesta indossando un indumento GIALLO e stendiamo sui nostri balconi un lenzuolo o una bandiera o semplicemente un fazzoletto GIALLO per dire NO ALLA CHIUSURA DEL TRIBUNALE !!!

COMITATO CIVICO NO ALLA CHIUSURA DEL TRIBUNALE DI SCIACCA

Lombardo a processo. Accusa di reato elettorale

La sua posizione nei mesi scorsi era stata stralciata

Lombardo, derubricata l’accusa
Non più mafia ma reato elettorale

Per il governatore siciliano e per il fratello Angelo, deputato nazionale, disposta la citazione a giudizio

CATANIA – Non più concorso esterno in associazione mafiosa ma violazione della legge elettorale con citazione diretta a giudizio. La procura di Catania ha chiuso l’indagine preliminare a carico del governatore siciliano e leader dell’Mpa Raffaele Lombardo, la cui posizione nei mesi scorsi era stata stralciata. L’inchiesta era stata successivamente avocata a sé dal procuratore facente funzione Michelangelo Patanè e dall’aggiunto Carmelo Zuccaro che ora hanno concluso il loro lavoro, ravvisando responsabilità meno gravi da quelle che erano state prospettate ad avvio dell’inchiesta, quando Lombardo correva il rischio di fare la stessa fine del suo predecessore Totò Cuffaro. Da un rapporto dei Ros risulta, infatti, che il governatore siciliano avrebbe goduto del sostegno economico ed elettorale del clan Santapaola e in particolare del boss Enzo Aiello. Su questa ipotesi la procura di Catania si è letteralmente spaccata in due con l’estromissione dei pm che ritenevano addirittura che ci fossero gli estremi per chiedere l’arresto di Lombardo. Passata nelle mani del procuratore Patanè e dell’aggiunto Zuccaro l’inchiesta ha chiaramente preso un’altra piega tanto da ipotizzare un’imminente richiesta di archiviazione. E invece la procura ha deciso comunque di contestare un reato, seppur minore, come la violazione della legge elettorale che prevede direttamente la citazione a giudizio saltando l’udienza preliminare.

LE POLITICHE DEL 2008 – Analogo provvedimento nei confronti del fratello Angelo, deputato nazionale sempre dell’Mpa. I due fratelli Lombardo sono stati citati a giudizio davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Catania in composizione monocratica il prossimo 14 dicembre. Nella notifica arrivata mercoledì all’avvocato catanese del governatore, Guido Ziccone, i pm contestano delle irregolarità alle politiche del 2008 che portarono all’elezione alla Camera di Angelo Lombardo. Per la condotta tenuta in quelle elezioni è chiamato a rispondere anche il governatore Raffaele Lombardo in quanto leader del Movimento per l’autonomia.

Alfio Sciacca

(corriere della sera.it)

Menfi ricorda Livatino e le vittime di Mafia e BR nell’area industriale

“Menfi si prepara a un grande sviluppo, ma l’iniziativa di ieri ha voluto lanciare un messaggio a tutti gli imprenditori”. Le strade avranno i nomi di chi ha combattuto i clan.

Rosario LivatinoL’area degli insediamenti produttivi dedicata alle vittime della mafia e del terrorismo. Un messaggio di legalità quello partito ieri da Menfi dove sono ste inaugurate le vie dedicate a Rosario Livatino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre, Peppino Impastato, Cesare Terranova, Libero Grassi e Aldo Moro e presentato il libro dell’europarlamentare Alfano sulla storia del padre, il giornalista Beppe, ucciso dalla mafia nel 1993, a Barcellona pozzo di Gotto.

Con l’intitolazione delle vie  – ha detto il Sindaco Michele Botta – vogliamo testimoniare il nostro no ad ogni forma di violenza rendendo omaggio alla memoria di queste vittime che hanno dato la vita combattendo in prima linea. Il fatto che queste vie sorgeranno nell’area produttiva è un elemento a cui attribuiamo un significato particolare, perché Menfi chiede sviluppo economico nella legalità”.

L’iniziativa ha avuto un ampio consenso nel panorama politico menfitano.  “Ho condiviso l’iniziativa sul web, – ha affermato Enzo  Buscami, consigliere comunale – coinvolgendo tutti i consiglieri e l’amministrazione.  Alla fine è venuta fuori un’idea anche migliore di quella iniziale. Il fatto che l’area degli insediamenti produttivi sia tutta dedicata alle vittime della mafia è un elemento non solo simbolico. Chi verrà a realizzare un’attività a Menfi sappia che il nostro comune, dedicando queste vie alle vittime della criminalità, si dichiara contraria a tutte le forme di mafia e dice agli imprenditori state attenti che noi vigiliamo”.

(Tratto dal Giornale di Sicilia del 22.04.11)

Minacce al Sindaco Botta. La terza intimidazione

E’ emergenza intimidazione in provincia di Agrigento.
Un crescendo di minacce e violenza che sembra non arrestarsi. Oltre il pm, Salvatore Vella, minacciato durante un convegno a Bivona di cui vi raccontiamo in altre pagine del giornale e dopo i “messaggi” tutt’altro che amichevoli ricevuti da imprenditori e pubblici amministratori (l’ultimo in ordine di tempo il sindaco di Siculiana, Mariella Bruno) ancora minacce per il sindaco di Menfi, Michele Botta, medico di 56 anni, al quale ignoti intimidatori hanno recapitato all’interno della cassetta della posta di casa sua, una busta con un messaggio con il quale gli si “ordinava” di lasciare il proprio incarico di sindaco. Michele Botta, da tempo è nel mirino di ignoti malviventi che tentano di “sollevarlo” dall’incarico con atteggiamenti e azioni di pretto stampo mafioso. E’ la terza lettera di minacce che gli viene recapitata in pochissimo settimane. Le precedenti lettere, sempre contenenti minacce di morte, sono state recapitate nel gennaio scorso a distanza di pochi giorni l’una dall’altra.
I carabinieri prontamente avvisati stanno conducendo le indagini. Non si esclude l’imminente intervento della Direzione distrettuale antimafia di Palermo e quello del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto, Francesca Ferrandino.

(fonte Grandangolo )

Arrestato il superlatitante Gerlandino Messina, uccise il maresciallo Guazzelli

I carabinieri del reparto hanno arrestato a Favara Gerlandino Messina, capo della mafia di Agrigento, nella lista dei 30 latitanti più pericolosi.

Il boss è stato catturato dagli uomini del Gis (gruppo di intervento speciale) dei carabinieri in una palazzina a due piani, in una zona di campagna a Favara.

Gerlandino Messina aveva due pistole, con lui c’era un’altra persona.

Il blitz dei carabinieri è stato fulmineo, il capomafia non ha avuto il tempo di reagire.

Con l’arresto di Gerlandino Messina viene assicurato alla giustizia l’ultimo dei latitanti di mafia della provincia di Agrigento.
Il 25 giugno scorso a Marsiglia era stato catturato il boss Giuseppe Falsone, considerato il numero uno di cosa nostra nell’agrigentino.
Gerlandino Messina, suo vice, era ritenuto il successore naturale.
Nei suoi confronti pesa una condanna all’aergastolo, con sentenza definitiva, per associazione mafiosa e omicidio.

LE FASI DELLA CATTURA
Jeans, camicia, molto ingrassato rispetto agli ultimi identikit e pochi capelli. Così è apparso agli uomini del Gis e del reparto operativo di Agrigento il capomafia Gerlandino Messina, catturato in una palazzina a Favara (Agrigento), dopo 11 anni di latitanza.

Il boss è stato sorpreso dal blitz del Gis, reparto speciale dei carabinieri, mentre si trovava al primo piano di una palazzina, in Corso Unità d’Italia.

Gli uomini del Gis hanno fatto irruzione nell’appartamento lanciando bombe accecanti, riuscendo a immobilizzare subito il boss che non ha opposto resistenza.

Subito dopo la cattura è stato consegnato ai carabinieri del reparto operativo di Agrigento che avevano cinturato l’intero edificio, tenuto da alcuni gironi sotto controllo.

I militari dell’Arma hanno chiesto a Gerlandino Messina di confermare la sua identità, ma il boss è rimasto in silenzio.

Messina è accusato di essere il killer del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, assassinato a colpi di arma da fuoco il 4 aprile del 1992 mentre viaggiava su una Ritmo, lungo la statale di Agrigento, tornando a Menfi.

Finanziaria regionale, presto l’acqua pubblica

L’assessore all’Economia Michele Cimino ha presentato una norma ricalcante il ddl di iniziativa popolare (di cui il Sindaco Michele Botta è primo firmatario) approvato da oltre 130 comuni siciliani da inserire nella legge finanziaria regionale 2010.

Il testo prevede lo scioglimento degli ATO (idrici) , le società miste (o solo private) che hanno gestito il servizio. Si introduce una disciplina transitoria di un anno, in cui i vecchi gestori mantengono i compiti. Poi si SCIOLGONO I CONTRATTI e ai privati viene concesso a titolo di indennizzo solo il cosiddetto danno emergente. Nel frattempo l’ARS varerà un’altra legge che ridisegna la gestione del servizio.

L’Assemblea regionale siciliana, intanto,  ha approvato, in via definitiva, la legge-voto con la quale si propone al Parlamento nazionale di destinare ai territori interessati le somme e i beni sequestrati alla mafia: il provvedimento è stato approvato all’unanimità.