Acqua, Assemblea Territoriale Idrica (ATI), l’unico dato rilevabile è un assordante silenzio

cda Ati

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La speranza che l’ATI (Assemblea Territoriale Idrica), nata per sostituire l’amorfo e dannosissimo ATO, potesse portare nuova linfa e verve  sembra sparita nel nulla.

La speranza era dovuta: Primo, per la composizione stessa del nascituro organismo, considerato che esso è costituito da quegli stessi Sindaci che sin dal 2007 sono costretti a raccogliere le lagnanze e le angherie che giornalmente subiscono i cittadini a causa di un gestore tanto arrogante quanto incapace, con le tariffe  tra le più care d’Italia oltre che “taroccate”. Certamente le più care se consideriamo che paghiamo il doppio dell’acqua che consumiamo visto che oltre il 50% si disperde per le condotte idriche colabrodo.

Secondo, perché il Presidente dell’ATI unitamente al Consiglio di Amministrazione, tra i primi atti dal loro insediamento hanno voluto incontrare le parti sociali, le associazioni e i comitati per  fare conoscere le loro strategie e linee guida da mettere in campo per affrontare e correggere l’andazzo messo in atto dal gestore, oltre che  per raccogliere istanze e suggerimenti provenienti dalle parti presenti all’incontro.

Purtroppo, ad oggi, dopo il tempo trascorso e nonostante i fatti nuovi accaduti, l’unico dato rilevante è l’assoluto assordante silenzio. Se i tempi di intervento da parte dell’ATI saranno cadenzati dai ritmi riscontrati fino ad oggi forse è il caso di pensare a sostituirlo con la costituzione di un altro organismo.

Un esempio per tutti è l’ultima rilevante notizia relativa alla sentenza del Tribunale di Agrigento che ha dichiarato “taroccate” le tariffe applicate da Girgenti Acque nel comune di Agrigento negli anni 2008-2011.  Sia i comitati che lo stesso gestore hanno detto la loro, mentre l’ATI non ha proferito parola.

Non sarebbe il caso che l’ATI si esprimesse? Magari dichiarando che studieranno il caso per essere conseguenti e valutare se esistono le condizioni per assumere decisioni in merito?

Come comitato Inter.Co.PA ci sentiamo di suggerire all’ATI di nominare un addetto stampa per dare comunicazioni ai cittadini sullo stato dell’arte. I lunghi silenzi scoraggiano e deludono le aspettative.

                                                                                                            Il Coordinatore di   Inter.Co.PA

Franco Zammuto

(l’altrasciacca.it)

Addio all’acqua pubblica? I sindaci agrigentini incontrano i vertici di girgenti acque

“I sindaci agrigentini dicono addio all’acqua pubblica. In barba alle leggi, lasciano tutto in mano al pregiudicato Campione, padrone di Girgenti Acque”. di Salvatore Petrotto



<<Quello di oggi, di alcuni sindaci agrigentini, è stato veramente un incontro assai inquietante, alla luce delle numerose inchieste e rinvii a giudizio che riguardano Girgenti Acque ed il suo dominus, Marco Campione, già condannato a 10 mesi di reclusione, in via definitiva, per truffa allo Stato.

Si sono riuniti nella sede del Libero Consorzio dei Comuni (la ex Provincia Regionale di Agrigento), per discutere delle solite emergenze che riguardano l’illegale gestione di acqua e rifiuti.

Il direttivo dell’ATI idrico, in modo particolare, ha incontrato i gestori di Girgenti Acque, con in testa l’imprenditore Marco Campione, azionista di maggioranza di una società al centro di una miriade di processi giudiziari per truffa, frode, disastro ambientale e mafia.

Il sindaco di Menfi, Vincenzo Lotà, quello di Racalmuto, Emilio Messana, assieme all’assessore di Agrigento, Mimmo Fontana ed agli amministratori di Sciacca, Licata, Villafranca Sicula e S. Elisabetta, tutti quanti componenti del direttivo dell’ATI idrico di Agrigento, si sono resi protagonisti e responsabili di un vero e proprio tradimento nei confronti delle comunità agrigentine.

Hanno preferito incontrarsi con un plurinquisito e pregiudicato per reati contro la Pubblica Amministrazione, anziché contestargli ufficialmente le gravissime violazioni di legge fin qui ravvisate dalle Procure ed i Tribunali di Agrigento, Sciacca e Palermo.

I su citati sindaci agrigentini stanno tradendo anche il mandato statutario contenuto nell’atto costitutivo dell’Ambito Territoriale Idrico della Provincia di Agrigento, da loro stessi approvato qualche mese fa, che è quello di ritornare alla gestione pubblica dell’acqua.

Per loro, a quanto pare, non contano nulla le condanne definitive ed i processi in corso che riguardano i vertici di Girgenti Acque anche, per dei gravissimi reati di mafia, oltre che per l’inquinamento provocato dall’illegale gestione di 10 depuratori, già sequestrati da mesi dalle Autorità Giudiziarie.

Avrebbero dovuto da tempo, procedere con la messa in mora e la risoluzione dello scandaloso contratto trentennale stipulato con Girgenti Acque ed invece che fanno?

Si incontrano in gran segreto per garantire, contra legem, la continuità di un servizio che ha fin qui prodotto non solo truffe, frodi ed inquinamento ambientale a mai finire, ma anche delle tariffe idriche, assolutamente fuori controllo, ed i cui importi risultano almeno il triplo della media nazionale.

Non possiamo non ricordare che anche il Prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, già capo della segreteria politica del ministro dell’Interno, l’agrigentino Angelino Alfano, è coinvolto in queste scandalose vicende.

Si tratta di un suo sospetto rilascio di una certificazione antimafia, sempre a favore del già citato imprenditore ed azionista di maggioranza di Girgenti Acque, il pregiudicato ed inquisito per mafia, Marco Campione che ha operato, per 3 anni consecutivi, dal 2012 al 2015, senza certificato antimafia.

Per tali sospetti adempimenti amministrativi, anche il Prefetto Diomede è stato tirato in ballo con tanto di interrogazione parlamentare presentata al Senato nell’estate del 2015, dal gruppo di 5 Stelle, con primo firmatario il senatore Mario Michele Giarrusso.

A tale interrogazione il ministro Alfano deve ancora rispondere, tant’è che i senatori penta stellati si sono visti costretti a farlo convocare, assieme al suo Prefetto, per così dire di fiducia, davanti alla Commissione Parlamentare Nazionale Antimafia, dalla Presidente Rosy Bindi, per fornire delle idonee spiegazioni riguardo a questo suo anomalo comportamento.

Adesso anche i sindaci dell’ATI di Agrigento, che qualche mese fa avevano fatto ben sperare, rischiano seriamente di rendersi complici e direttamente responsabili dei disegni criminosi di Girgenti Acque, fin qui emersi a seguito di una decina di inchieste giudiziarie.

Basterebbe per loro incontrarsi, non tanto con i vertici di Girgenti Acque ed in primis con Marco Campione, già condannato e sotto processo per una sfilza infinita di gravi reati, bensì con i vertici delle Procure e dei Tribunali che stanno continuando ad indagare sul suo conto.

Altrimenti rischiano di essere incriminati per gli stessi reati già commessi dal Campione, in considerazione del fatto che adesso sono loro, nella qualità di capi delle loro amministrazioni e di massime autorità sanitarie, i diretti responsabili della gestione dei servizi idrici e fognari agrigentini.>>

Fonte:
http://www.siciliacronaca.it

Acqua Pubblica, Botta: continueremo azioni di disobbedienza civile

20130915-114357.jpgSi è concluso pochi minuti fa, a Burgio, l’incontro organizzato dal sindaco Vito Ferrantelli per discutere sulle azioni da intraprendere a seguito della nota inviata dall’Ato Idrico di Agrigento a tutti i 17 comuni che non hanno consegnato le reti al gestore privato.

Quale primo firmatario del DDL popolare – scrive l’ex sindaco Michele Botta – ho accettato con piacere l’invito del sindaco di Burgio ed insieme agli altri primi cittadini abbiamo deciso di continuare nelle azioni di disobbedienza civile fin qui svolte, forti del sostegno popolare e del formidabile esito referendario del giugno 2011.

Chiederò – aggiunge Botta – un incontro immediato con il Presidente della Regione Crocetta volto a definire un percorso comune che possa chiudere definitivamente l’anomalia tutta siciliana in cui il servizio idrico integrato è gestito in maniera diversa tra comuni della stessa provincia, promuovendo un cammino di unità anche con quei municipi che già hanno consegnato le reti: possibilmente sfruttando le norme previste nel DDL popolare (bacini idrogeologici omogenei) che, per colpevole volontà della politica siciliana, in maniera bipartisan, si è impantanato tra i corridoi dell’ARS. Le proposta è stata favorevolmente accolta dall’assemblea dei sindaci che hanno sottoscritto un documento ufficiale.

Acqua, arriva lo stop ai distacchi da parte dei privati

Ddl ambiente fa propri gli aspetti della proposta di legge popolare siciliana

Con l’approvazione del DDL collegato alla legge di stabilità in materia di acqua pubblica il governo Letta fa fa proprio un importante principio della proposta di legge popolare e dei consigli comunali depositata all’ARS: l’impossibilità per i privati di procedere ai distacchi dei morosi.

La previsione di una tariffa sociale per l’acqua, che assicura agli utenti a basso reddito l’accesso a condizioni agevolate all’acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali, appare essere proprio ispirata a quanto previsto nel disegno di legge popolare che 135 comuni siciliani hanno approvato e depositato all’Assemblea Regionale Siciliana e che prevede, tralaltro, la garanzia del quantitativo minimo vitale di 50 l/ab .

“Con questa  previsione normativa – afferma Michele Botta,primo firmatario del ddl popolare n. 158 – non sarà più consentito ai gestori privati, ancora titolari di contratti di SII, di procedere ai distacchi delle utenze per un bene così importante e fondamentale come l’acqua.

Il nostro ddl popolare – spiega Botta – prevede che il quantitativo minimo vitale di 50 l a persona deve essere comunque garantito, ed i criteri per la sua determinazione per le fasce di consumo sopra i 50 l, dovranno tenere conto della quantità consumata, del reddito ISEE, della composizione del nucleo familiare, della razionalizzazione dei consumi e riduzione degli sprechi.

Complessivamente – conclude Botta – si tratta di una primarisposta al referendum del 2011, un provvedimento che, a livello nazionale, lascia ancora aperta la discussione sul tema, ma che, una volta ottenuta l’approvazione definitiva dal Parlamento, conferirà maggiori tutele ai cittadini rispetto ad oggi”.

Dott. BOTTA Michele
firmatario del disegno di legge n. 158
(*) di seguito parte l’art. 12 del ddl popolare:
art. 12
[…]
3. L’erogazione giornaliera per l’alimentazione e l’igiene umana, considerata diritto umano e quantitativo minimo vitale garantito è pari a 50 litri per persona. Tale quantitativo è gratuito per i nuclei indigenti, previo accertamento mediante i criteri ISEE. Detta gratuità è coperta dai fondi di cui all’articolo 13 della presente legge.
4.L’erogazione del quantitativo minimo vitale garantito non può essere sospesa. In caso di morosità nel pagamento, il gestore provvede ad installare apposito meccanismo limitatore dell’erogazione, idoneo a garantire esclusivamente la fornitura giornaliera essenziale di 50 litri al giorno per persona.
5.Per le fasce di consumo domestico superiori a 50 litri giornalieri per persona, le normative regionali dovranno individuare fasce tariffarie articolate per scaglioni di consumo tenendo conto :
a) del reddito individuale secondo criteri ISEE;
b) della composizione del nucleo familiare secondo criteri ISEE;
c) della quantità dell’acqua erogata;
d) dell’esigenza di razionalizzazione dei consumi e di eliminazione degli sprechi.

Referendum, perché votiamo Si

PRESA DIRETTA, la trasmissione in onda ogni domenica sera su RAI3 , tratta del tema della privatizzazione dell’acqua.
“Acqua rubata”
Pubblico o privato per la gestione degli acquedotti?

Dopo l’approvazione della legge che impone agli enti locali di privatizzare gran parte della gestione delle risorse idriche con le telecamere Presa diretta attraversa lItalia per svelare le storie positive e gli esempi negativi, la sete colpevole che affligge Agrigento e provincia. Un’inchiesta svela i meccanismi e leggi che consentono i grandi profitti dellindustria dell’acqua minerale.
Una troupe della Rai è stata a Menfi per intervistare il Sindaco Michele Botta e per riprendere anche i pozzi e le reti del comune di Menfi come esempi positivi della gestione del servizio idrico in Sicilia.

Il Sindaco Botta a Collesano per l’acqua pubblica

Per l’ACQUA PUBBLICA
L’idea che l’acqua debba rimanere pubblica ed il contrasto ad una sua gestione privata, per il circolo del Pd di Collesano (affiancato dall’Associazione “Officina Democratica” di Collesano, per la manifestazione del 10 settembre) si è tradotto in un percorso snodatosi attraverso diverse tappe.
L’inizio, sempre a Collesano, sabato 13 giugno 2009, presso l’ex chiesa di S. Giacomo, con la riunione pubblica di comitati, amministratori del territorio, politici e, soprattutto, di cittadini. Già lì l’idea malsana di una gestione privata del servizio idrico e le prime avvisaglie di sprechi, di rallentamenti, di disservizi, di rincari.
Ancora una volta, ciò che già si è manifestato con gli Ato rifiuti, comincia a replicarsi, in tutti i suoi aspetti negativi, con gli Ato idrici. Nuovi carrozzoni e nuove, seppur vecchie, logiche di inefficienza.
E poi le altre tappe: gli appuntamenti delle due raccolte firme.
La prima: per l’ammissione dei referendum abrogativi delle norme che hanno introdotto in Italia la privatizzazione del servizio idrico integrato e la gestione privata dell’acqua, aprendo le porte, di fatto, alla mercificazione di questo bene comune: abrogazione dell’art. 23-bis l. n. 133/2008 (Servizi pubblici locali di rilevanza economica), così come modificato dall’art. 15 l. n. 166/2009; abrogazione dell’art. 150 d.lgs. n. 152/2006 (Scelta delle forme di gestione e procedure di affidamento); abrogazione parziale dell’art. 154 d.lgs. n. 152/2006 (Tariffa del servizio idrico integrato). Un referendum nazionale che ha registrato un’onda di firme raccolte: oltre 1 milione e 400.000. E adesso si attende solo di andare a votare nella primavera del 2011, dicendo SI alla abrogazione di queste norme.

La seconda: per la presentazione (e conseguente discussione all’Assemblea Regionale Siciliana) della proposta di legge di iniziativa popolare, formata da 17 articoli: “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque. Disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia”. Proprio giorno 7 settembre queste stesse firme verranno consegnate all’Assessorato regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica ed anche il circolo Pd e l’associazione “Officina Democratica” saranno presenti. Un altro strumento per dire no alla privatizzazione dell’acqua in Sicilia.
E adesso, di questo percorso, altra tappa ancora (che è un coronamento, ma non ne è la conclusione), la manifestazione di venerdì, 10 settembre p.v..

Alle 17,30, in piazza Quattro Cannoli a Collesano, una tavola rotonda sul tema della privatizzazione e della ripubblicizzazione del servizio idrico. E lo si farà insieme ai comitati, ai sindaci ed ai consiglieri comunali del territorio. Tra questi anche il Sindaco di Menfi, Michele Botta, nella sua qualità di primo firmatario della proposta di legge di iniziativa popolare e dei consigli comunali per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato.
Alle 21,30 della stessa giornata, poi, “Voci e Armonie per l’acqua pubblica” il titolo dello spettacolo. Sarà, infatti, la musica, la pittura, la poesia, la fotografia, la danza, la ceramica, a veicolare il messaggio che l’acqua debba rimanere pubblica.

Partecipare ai problemi comuni è l’essenza della democrazia: il momento più alto per arginarne le storture e per essere protagonisti di ciò che accade intorno a noi.
A volte bisogna essere consapevoli che non si può delegare ad altri ciò che tocca fare a noi.
L’acqua è un bene comune. L’acqua pubblica un’esigenza di tutti. Un sentito grazie a tutti gli sponsors della manifestazione.

Acqua in Sicilia: la gestione torna pubblica

“In Sicilia la gestione dell’acqua tornerà ad essere pubblica! – Esprime soddisfazione il Sindaco di Menfi Michele Botta, primo firmatario del ddl d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia – L’approvazione dell’articolo 50 della finanziaria è il successo dei Sindaci e dei cittadini che assieme in questi mesi si sono battuti per difendere un servizio pubblico essenziale che, laddove è stato privatizzato, è costato alle famiglie uno sproporzionato aumento della bolletta in cambio di un servizio a dir poco scarso”.

Con 53 voti a favore e 25 contrari, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato, l’articolo 50 della finanziaria regionale che prevede il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua in Sicilia. La norma approvata blocca l’iter della gestione privata, impegnando la Regione a dotarsi entro un anno di un provvedimento che organizzi la gestione integrata del servizio, e fornisce alle amministrazioni locali i parametri necessari per le cessazioni delle convenzioni in atto con i gestori privati.

“Questa legge – conclude Botta – deve essere ancora rivista, disciplinando in maniera organica le tariffe per l’erogazione idrica, differenziando tra agricoltura, industria, commercio ed usi civili: ma è il segno tangibile che le istituzioni regionali hanno accolto le richieste dei cittadini, rispettando l’impegno preso con i Sindaci diversi mesi fa.”