Addio all’acqua pubblica? I sindaci agrigentini incontrano i vertici di girgenti acque

“I sindaci agrigentini dicono addio all’acqua pubblica. In barba alle leggi, lasciano tutto in mano al pregiudicato Campione, padrone di Girgenti Acque”. di Salvatore Petrotto



<<Quello di oggi, di alcuni sindaci agrigentini, è stato veramente un incontro assai inquietante, alla luce delle numerose inchieste e rinvii a giudizio che riguardano Girgenti Acque ed il suo dominus, Marco Campione, già condannato a 10 mesi di reclusione, in via definitiva, per truffa allo Stato.

Si sono riuniti nella sede del Libero Consorzio dei Comuni (la ex Provincia Regionale di Agrigento), per discutere delle solite emergenze che riguardano l’illegale gestione di acqua e rifiuti.

Il direttivo dell’ATI idrico, in modo particolare, ha incontrato i gestori di Girgenti Acque, con in testa l’imprenditore Marco Campione, azionista di maggioranza di una società al centro di una miriade di processi giudiziari per truffa, frode, disastro ambientale e mafia.

Il sindaco di Menfi, Vincenzo Lotà, quello di Racalmuto, Emilio Messana, assieme all’assessore di Agrigento, Mimmo Fontana ed agli amministratori di Sciacca, Licata, Villafranca Sicula e S. Elisabetta, tutti quanti componenti del direttivo dell’ATI idrico di Agrigento, si sono resi protagonisti e responsabili di un vero e proprio tradimento nei confronti delle comunità agrigentine.

Hanno preferito incontrarsi con un plurinquisito e pregiudicato per reati contro la Pubblica Amministrazione, anziché contestargli ufficialmente le gravissime violazioni di legge fin qui ravvisate dalle Procure ed i Tribunali di Agrigento, Sciacca e Palermo.

I su citati sindaci agrigentini stanno tradendo anche il mandato statutario contenuto nell’atto costitutivo dell’Ambito Territoriale Idrico della Provincia di Agrigento, da loro stessi approvato qualche mese fa, che è quello di ritornare alla gestione pubblica dell’acqua.

Per loro, a quanto pare, non contano nulla le condanne definitive ed i processi in corso che riguardano i vertici di Girgenti Acque anche, per dei gravissimi reati di mafia, oltre che per l’inquinamento provocato dall’illegale gestione di 10 depuratori, già sequestrati da mesi dalle Autorità Giudiziarie.

Avrebbero dovuto da tempo, procedere con la messa in mora e la risoluzione dello scandaloso contratto trentennale stipulato con Girgenti Acque ed invece che fanno?

Si incontrano in gran segreto per garantire, contra legem, la continuità di un servizio che ha fin qui prodotto non solo truffe, frodi ed inquinamento ambientale a mai finire, ma anche delle tariffe idriche, assolutamente fuori controllo, ed i cui importi risultano almeno il triplo della media nazionale.

Non possiamo non ricordare che anche il Prefetto di Agrigento, Nicola Diomede, già capo della segreteria politica del ministro dell’Interno, l’agrigentino Angelino Alfano, è coinvolto in queste scandalose vicende.

Si tratta di un suo sospetto rilascio di una certificazione antimafia, sempre a favore del già citato imprenditore ed azionista di maggioranza di Girgenti Acque, il pregiudicato ed inquisito per mafia, Marco Campione che ha operato, per 3 anni consecutivi, dal 2012 al 2015, senza certificato antimafia.

Per tali sospetti adempimenti amministrativi, anche il Prefetto Diomede è stato tirato in ballo con tanto di interrogazione parlamentare presentata al Senato nell’estate del 2015, dal gruppo di 5 Stelle, con primo firmatario il senatore Mario Michele Giarrusso.

A tale interrogazione il ministro Alfano deve ancora rispondere, tant’è che i senatori penta stellati si sono visti costretti a farlo convocare, assieme al suo Prefetto, per così dire di fiducia, davanti alla Commissione Parlamentare Nazionale Antimafia, dalla Presidente Rosy Bindi, per fornire delle idonee spiegazioni riguardo a questo suo anomalo comportamento.

Adesso anche i sindaci dell’ATI di Agrigento, che qualche mese fa avevano fatto ben sperare, rischiano seriamente di rendersi complici e direttamente responsabili dei disegni criminosi di Girgenti Acque, fin qui emersi a seguito di una decina di inchieste giudiziarie.

Basterebbe per loro incontrarsi, non tanto con i vertici di Girgenti Acque ed in primis con Marco Campione, già condannato e sotto processo per una sfilza infinita di gravi reati, bensì con i vertici delle Procure e dei Tribunali che stanno continuando ad indagare sul suo conto.

Altrimenti rischiano di essere incriminati per gli stessi reati già commessi dal Campione, in considerazione del fatto che adesso sono loro, nella qualità di capi delle loro amministrazioni e di massime autorità sanitarie, i diretti responsabili della gestione dei servizi idrici e fognari agrigentini.>>

Fonte:
http://www.siciliacronaca.it

Agricoltura, acqua per usi irrigui: rincari fino a 19 centesimi mc

“La provincia di Agrigento è l’unica al mondo in cui è richiesto il pagamento di aumenti fantasma e retroattivi”.

irrigazione vigneti

Lo denuncia la Coldiretti con riferimento a quanto disposto dal consorzio di bonifica di Agrigento che non eroga l’acqua se prima l’agricoltore non paga un aumento di 4 centesimi al metro cubo calcolato dal 2012.

“In particolare – rileva ancora Coldiretti Agrigento – a Menfi, da un costo di 15 centesimi al metro cubo si è passati nel 2015 a 19 centesimi e inoltre si teme che raddoppi anche la tassa fissa per ettaro raggiungendo cifre astronomiche. La situazione è drammatica anche a Ribera dove per garantire l’erogazione bisogna saldare l’aumento dal 2014 portando il costo di un metro cubo a 24 centesimi con rincari progressivi per il futuro: un prezzo che gli agricoltori non possono assolutamente sostenere”.

“L’acqua per l’agricoltura va pagata, ma ad un costo equo – afferma il direttore Giuseppe Miccichè – il costo dell’irrigazione non può essere così pesante e determinante per il bilancio aziendale. Chiediamo un incontro urgente al prefetto Diomede perché la situazione è diventata esplosiva che potrebbero sfociare in proteste di piazza”

(belicenews.it)

Acqua, Lotà eletto Presidente dell’ATI – VIDEO

lotà consiglio comunaleIeri, 5 maggio, il Sindaco di Menfi, Vincenzo Lotà, è stato eletto Presidente della Assemblea Territoriale Idrica di Agrigento.

L’ATI di Agrigento è l’organismo deputato alla nuova gestione del servizio idrico, insediatosi il 12 aprile scorso, data in cui, all’unanimità, è stato approvato lo statuto.

Bando pubblico per 10 posti da apprendista artigiano

E’ ormai notizia conosciuta che il mestiere di artigiano, nonostante sia molto richiesto e remunerativo, sta pian piano scomparendo. Ed è proprio per salvaguardare questa figura che anche quest’anno la Provincia Regionale di Agrigento ha organizzato la 12° Edizione del progetto “Impara l’arte” consistente in n° 10 corsi di formazione pratica presso laboratori artigianali della durata di mesi 6, rivolti a n°10 giovani inoccupati di età compresa f ra i 16 e i 25 anni,che abbiano assolto all’obbligo scolastico, residenti nella provincia di Agrigento.

L’addestramento avrà durata di mesi sei in ragione di 5 ore giornaliere per 5 giorni la settimana e le eventuali assenze dovranno essere recuperate. Periodi di assenza superiori al 30% del monte-ore mensile non potranno essere recuperati e faranno perdere il diritto al compenso mensile, che è stabilito nelle misura di € 600,00.

Nella domanda, inoltre, gli aspiranti devono indicare, a pena di esclusione, i laboratori artigianali presso i quali intendono svolgere l’ attività formativa fino ad un massimo di due.

I candidati potranno scegliere tra i seguenti mestieri:

  • attività di Ceramista
  • attività di Falegnameria e carpenteria navale in legno
  • attività di Sartoria
  • attività di Restauro e costruzioni di organi a canne
  • attività di Fonderia campane
  • attività di Produzione di pane e prodotti affini
  • attività di Composizione di colori e vernici
  • attività di Fotografo

Le domande dovranno essere inviate entro e non oltre il 08/02/2012. Per maggiori informazioni leggere il bando (clicca qui) o rivolgersi al Settore Promozione Turistica – Attività economiche e produttive della Provincia Regionale di Agrigento, tel. 0922/593133.

(belicenews.it

Case Fantasma: oltre 42.500 immobili non catastati rischiano pesanti sanzioni

In materia di abusivismo edilizio la provincia di Agrigento ha da sempre detenuto record negativi. Questa volta, nonostante le Scilipotiane  proposte di condoni fiscali ed edilizi, cui seguono a ruota le ipotesi di sanatoria edilizia del governo regionale, c’è qualcosa che non potrà sfuggire ai furbetti del quartierino, anzi ai furbi della provincia!

Si tratta delle c.d. Case fantasma, cioè case e abitazioni che non risultano iscritte al catasto e che quindi sfuggono al fisco.

La provincia di Agrigento conta, in media, 11 case non accatastate per comune. Il numero più alto di case fantasma si registra nella città capoluogo dove ne risultano 4.718. a seguire Sciacca dove ne sono risultate 3.999. Poi Licata con 2.867 e Favara con 2.256. Ecco nel dettaglio i dati degli altri Comuni: Alessandria della Rocca 770, Aragona 911, Bivona 603, Burgio 337, Calamonaci 175, Caltabellotta 1.007, Calastra 214, Cammarata 1.446, Campobello di Licata 1.395, Casteltermini 844, Castrofilippo 340, Cattolica Eraclea 375, Cianciana 407, Comitini 269, Grotte 678, Joppolo Giancaxio 238, Lampedusa e Linosa 637, Lucca Sicula 206, Menfi 1.311, Montallegro 291, Montevago 676, Naro 1.408, Palma di Montechiaro 1.267, Porto Empedocle 499, Racalmuto 978, Raffadali 1.196, Ravanusa 636, Realmonte 460, Ribera 1.593, Santa Margherita Belice 1.280, Sambuca di Sicilia 760, San Biagio Platani 448, San Giovanni Gemini 525, Santa Elisabetta 321, Sant’Angelo Muxaro 649, Santo Stefano di Quisiquina con 766, Siculiana con 476 ed infine Villafranca Sicula con 180. (dato tratto da QdS).

i controlli da parte dell’Agenzia del territorio si stanno intensificando negli ultimi tempi, tramite una serie di accertamenti e controlli al fine di comparare le mappe catastali con quanto emerso dai rilievi dell’aero-fotogrammetria.
Anche ai comuni la legge – entrata in vigore dal 1° maggio di quest’anno –  attribuisce la possibilità di verificare l’esistenza di queste case fantasma, attuando un controllo incrociato con la banca dati del Catasto e richiedere a chi possiede una casa il pagamento delle imposte locali, oneri concessori, urbanizzazione, Ici ed altre, calcolando l’ammontare dell’evasione rapportata al periodo della presunta costruzione.

Inoltre è prevista una MAXI – SANZIONE che può variare tra i mille e gli ottomila euro.  per i proprietari degli immobili ultimati e divenuti abitabili dopo il primo aprile.

Referendum, perché votiamo Si

PRESA DIRETTA, la trasmissione in onda ogni domenica sera su RAI3 , tratta del tema della privatizzazione dell’acqua.
“Acqua rubata”
Pubblico o privato per la gestione degli acquedotti?

Dopo l’approvazione della legge che impone agli enti locali di privatizzare gran parte della gestione delle risorse idriche con le telecamere Presa diretta attraversa lItalia per svelare le storie positive e gli esempi negativi, la sete colpevole che affligge Agrigento e provincia. Un’inchiesta svela i meccanismi e leggi che consentono i grandi profitti dellindustria dell’acqua minerale.
Una troupe della Rai è stata a Menfi per intervistare il Sindaco Michele Botta e per riprendere anche i pozzi e le reti del comune di Menfi come esempi positivi della gestione del servizio idrico in Sicilia.

Arrestato il superlatitante Gerlandino Messina, uccise il maresciallo Guazzelli

I carabinieri del reparto hanno arrestato a Favara Gerlandino Messina, capo della mafia di Agrigento, nella lista dei 30 latitanti più pericolosi.

Il boss è stato catturato dagli uomini del Gis (gruppo di intervento speciale) dei carabinieri in una palazzina a due piani, in una zona di campagna a Favara.

Gerlandino Messina aveva due pistole, con lui c’era un’altra persona.

Il blitz dei carabinieri è stato fulmineo, il capomafia non ha avuto il tempo di reagire.

Con l’arresto di Gerlandino Messina viene assicurato alla giustizia l’ultimo dei latitanti di mafia della provincia di Agrigento.
Il 25 giugno scorso a Marsiglia era stato catturato il boss Giuseppe Falsone, considerato il numero uno di cosa nostra nell’agrigentino.
Gerlandino Messina, suo vice, era ritenuto il successore naturale.
Nei suoi confronti pesa una condanna all’aergastolo, con sentenza definitiva, per associazione mafiosa e omicidio.

LE FASI DELLA CATTURA
Jeans, camicia, molto ingrassato rispetto agli ultimi identikit e pochi capelli. Così è apparso agli uomini del Gis e del reparto operativo di Agrigento il capomafia Gerlandino Messina, catturato in una palazzina a Favara (Agrigento), dopo 11 anni di latitanza.

Il boss è stato sorpreso dal blitz del Gis, reparto speciale dei carabinieri, mentre si trovava al primo piano di una palazzina, in Corso Unità d’Italia.

Gli uomini del Gis hanno fatto irruzione nell’appartamento lanciando bombe accecanti, riuscendo a immobilizzare subito il boss che non ha opposto resistenza.

Subito dopo la cattura è stato consegnato ai carabinieri del reparto operativo di Agrigento che avevano cinturato l’intero edificio, tenuto da alcuni gironi sotto controllo.

I militari dell’Arma hanno chiesto a Gerlandino Messina di confermare la sua identità, ma il boss è rimasto in silenzio.

Messina è accusato di essere il killer del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, assassinato a colpi di arma da fuoco il 4 aprile del 1992 mentre viaggiava su una Ritmo, lungo la statale di Agrigento, tornando a Menfi.