Referendum, 2 si per l’acqua pubblica: la parola della Chiesa

Pubblichiamo la “Lettera di Padre Alex Zanotelli” che i sacerdoti di Menfi condividono e consegnano all’intera città Menfitana, per invitare ogni singola persona credente a partecipare al referendum per proclamare con forza e civiltà i propri diritti.

ALLA CHIESA TUTTA DI MENFI
AI CREDENTI E NON
A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’

REFERENDUM ACQUA

“Donna , dammi da bere!” chiede un Gesù, stanco ed assetato, a una donna samaritana, nel Vangelo letto nella terza domenica di Quaresima, in tutte le Chiese cattoliche del mondo.
“Dateci da bere!” –  gridano oggi milioni di impoveriti.
In un Pianeta , dove la popolazione sta crescendo e l’acqua diminuendo per il surriscaldamento, quel “dateci da bere!” , diventerà un grido sempre più angosciante.
Nei volti di quelli assetati, noi credenti vediamo il volto di quel povero Cristo che ci ripeterà: “Avevo sete….e non mi avete dato da bere!.”

L’ONU afferma che , entro la metà del nostro secolo, tre miliardi di esseri umani non avranno accesso all’acqua potabile. E’ un problema etico e morale di dimensioni planetarie che ci tocca direttamente. Di fatto, per noi cristiani l’acqua è sacra, l’acqua è vita, l’acqua è la madre di tutta la vita sulla terra. Senz’acqua gli esseri umani non possono vivere, per cui essa diventa , fin dalla nascita, un diritto fondamentale umano.

Per noi cristiani l’acqua ha un enorme valore simbolico e sacramentale. E’ stato lo stesso Papa Benedetto XVI ad affermare nella sua enciclica sociale Caritas in veritate che l’acqua è un diritto fondamentale umano..
Come cristiani non possiamo accettare il decreto Ronchi, votata dal nostro Parlamento (primo in Europa) il 19 novembre 2009 con voto di fiducia senza neanche discutere, che dichiara l’acqua come bene di rilevanza economica.
Per questo, alla vigilia del referendum, ci appelliamo a tutte le comunità cristiane perché si impegnino, insieme a tutti i cittadini, in questa fondamentale sfida referendaria.
E ci appelliamo a tutti i cristiani perché si impegnino a difendere “sorella acqua” come diritto fondamentale umano e a far nascere una cultura di profondo rispetto e risparmio di un bene così prezioso e così scarso.

Inoltre, sollecitiamo tutte le comunità cristiane a promuovere momenti di incontro, di riflessione, di approfondimento sull’acqua come bene comune e diritto fondamentale, grande dono di Dio che non può mai diventare merce.
Pochi hanno espresso così bene questa visione cristiana sull’acqua come il vescovo cileno Luis Infanti della Mora nella sua lettera pastorale Dacci oggi la nostra acqua quotidiana.:”La crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile quando cerca di impadronirsi di elementi così vitali come l’acqua, creando una nuova categoria sociale: gli esclusi. Alcune imprese multinazionali che cercano di impadronirsi di alcuni beni della natura e, soprattutto, dell’acqua, possono essere padrone di questi beni e dei relativi diritti, ma non sono eticamente proprietarie di un bene da cui dipende la vita dell’umanità. E’ un’ingiustizia istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà facendo sì che la natura sia la più sacrificata e la specie più minacciata sia quella umana, i più poveri , in particolare.”

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