Settesoli, nuovo piano per l’estremo oriente

«L’importante non è saper fare ma far conoscere cosa si fa». In tempo di crisi, il marketing diventa sempre più un’ancora di salvezza per restare a galla e conquistare nuovi mari. Ne è convinto Salvatore Li Petri, direttore generale delle cantine Settesoli di Menfi, che a inizio d’anno ha varato un nuovo piano commerciale di promozione dell’azienda guidata da Diego Planeta. I primi frutti sono già stati raccolti. Tanto che la cantina ha messo a punto un nuovo piano da 500 mila euro. «In sette mesi – racconta con orgoglio – abbiamo conquistato una quota importante di mercato nella Gdo». Quella che in gergo chiamano «distribuzione ponderata». Ovvero, spiega meglio il manager del vino, «fatto 100 tutto il numero di supermercati, ne abbiamo conquistai 15 nuovi». E questo, per rimanere nel contesto Italia dove la coop siciliana ha sguinzagliato 14 agenti di commercio per far arrivare sugli scaffali le bottiglie della linea Settesoli (monovarietale). Il cuore dell’azienda batte nell’Agrigentino: a Menfi con un centro di imbottigliamento e due impianti di produzione, e a Santa Margherita con un altro impianto. Più di seimila ettari di vigneto, pari al 5% di tutta la superficie vitata siciliana. Il resto del corpo, però, si muove in tutto il mondo. È un business senza frontiere: il 60% delle vendite di confezionato arriva dall’estero, il restante quaranta se lo spartiscono a pari merito Sicilia e il resto d’Italia.
«Lavoriamo in 40 paesi, dal Giappone all’America, grazie a una joint venture con l’inglese Enotria Wine Seller che ci aiuta nella commercializzazione», dice Li Petri. Che aggiunge: «Adesso vogliamo incrementare ancora di più l’export rafforzando la nostra presenza in paesi dell’Estremo Oriente come Cina e Thailandia, che si stanno avvicinando sempre più al sapore occidentale del vino». Per questo la coop di Menfi sta puntando, più che in passato, sul confezionato. «Al momento, quasi metà della produzione è di sfuso ma la policy aziendale è di concentrarsi sul brand e farlo conoscere. E lo sfuso, per definizione, non può avere identità», chiosa Li Petri che lavora al lancio del nuovo piano di marketing. «Lo sfuso – prosegue – è destinato perlopiù al mercato domestico». Ma l’ambizione, ormai si è capito, parla straniero. All’estero è dedicata la linea Inycon che viene venduta direttamente nella grande distribuzione. Più arzigogolata, l’offerta per l’Italia: si parte dalla fascia bassa, la linea Torre Solada, che mette in brick (tre milioni di pezzi all’anno) il bianco, il rosso e il rosato. Poi si passa alla Gdo con la linea Settesoli che si divide i carrelli con la linea Portopalo (venduta anche all’estero). Per i più esigenti, poi, c’è la linea Mandrarossa, etichette che si trovano soltanto nel segmento Horeca.
Tra le novità in arrivo, c’è un Grillo in purezza che andrà in distribuzione il prossimo anno con l’annata 2010. Va ad arricchire il bouquet della linea Settesoli che conta in tutto quattro bianchi e altrettanti rossi, da vitigni internazionali e autoctoni. Per far conoscere il nuovo vino, l’azienda nei giorni scorsi ha organizzato una manifestazione ad hoc. «Non è la prima e non sarà l’ultima», asserisce il d.g. Anche quest’aspetto, fa parte del piano di promozione. «Dietro le nostre bottiglie – conclude – non c’è soltanto un’azienda ma un’intera comunità e un territorio». E questo, la regola insegna, bisogna farlo sapere.

DI EMANUELA ROTONDO

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