Panorama svela i menfitani VIP

Dove vale la pena comprare: case, la Penisola dei famosi
di Terry Marocco (ha collaborato Francesco Rega)

Un viaggio in Italia à rebours, controcorrente, partendo dalla Sicilia: per capire quali sono le nuove mete più ambite per una seconda casa. O, più radicalmente, per cambiare vita.

La tendenza è cercare luoghi sempre più isolati ed estremi, per poi poter dire, con orgoglio, che non ci passa né autostrada né treno.

Terre difficili per novelli Bruce Chatwin, case in cima ai monti con mobili portati dagli elicotteri, come a Filicudi, nella bellissima villa di Belquis Zahir, nipote dell’ultimo re dell’Afghanistan.

Le aree fino a poco tempo fa snobbate, come la MAREMMA LAZIALE (la geografia glamour prevedeva solo Capalbio), diventano must come le COLLINE PIACENTINE, zanzare e zampironi à gogo, ma dai milanesi assai decantate, in un nuovo masochismo da villeggiatura. Come a Bobbio, dove il designer Jacopo Foggini ha appena comprato casa.

È dunque il tramonto del monte di Portofino. E l’alba della SICILIA, la grande riscoperta che segna il declino temporaneo della Sardegna.

«Neanche nel libro di Camilla Baresani tra i luoghi di mare è citata la Sardegna» dice il connoisseurAngelo Bucarelli, prendendo a bibbia della vacanza del radicalchic l’ultimo romanzo della giornalista (Un’estate fa, Bompiani).

La Sicilia piace perché piace raccontarsi che non è per tutti, ma solo per chi le sopravvive. L’ultima scoperta è Trapani.

A lanciare la moda è stata la francesista Daria Galateria, che ha comprato una casa nel centro storico: «È un luogo dove s’incontrano tre mari e il vento non si quieta mai». Le Egadi sono di fronte, però a Trapani le case costano due zeri: da 60 a 100 mila euro.

«Nelle isole sotto il milione non trovi più niente e le case dei pescatori sono un miraggio. Poi qui ho librerie aperte anche tutta la notte, la cucina fusion, un centro storico ripulito e restaurato in modo filologico» continua Galateria. E soprattutto un aeroporto che funziona bene. Essere sul Tirreno stando in città, una sofisticata perversione.

«Hai tutte le comodità di una città ma sei sul mare, senza turisti in infradito e ammassi di corpi al sole» racconta Denis Krief, regista teatrale, dalla sua terrazza sospesa sul mare.

«Con la Louis Vuitton cup nel 2005 la città ha avuto un incremento turistico» spiega Vincenzo Terranova, che con il suo studio di progettazione ha contribuito alla rinascita. «All’inizio del boom per una casa del centro storico bastavano 20 mila euro, i prezzi erano sui 1.000 euro al metro; oggi sono arrivati a 2.500».

Trapani è l’ultima mania, ma se ci si sposta nel Ragusano e verso le città del Barocco, negli ultimi anni si sono insediati in molti.

Antonello Perricone, amministratore delegato della Rcs, per esempio. E nelle campagne di Menfi, al confine tra Agrigento e Trapani, hanno il loro buen retiro le sorelle Oldenburg, cugine della regina di Svezia, il milanese Giulio Crespi, architetto di giardini, l’editore e giornalista Paolo PaneraiCesare Settepassi, per anni presidente di Tiffany Italia. Guardando la bellissima riserva di Vendicari si trovano l’architetto Carlo Pintacuda e il designer Rodolfo Dordoni.

Quella è pure la terra di Lucio Bonaccorsi, nobile siciliano, e di sua moglie, la stilista Luisa Beccaria, che racconta di un mondo dall’atmosfera morbida: «Vengono in molti per vedere e comprare, ma non è per tutti. E poi è complicato: ci si trova davanti proprietà indivise, a trattare con 10 fratelli. Una volta si comprava a poco, si calcolavano gli ettari e non il caseggiato, oggi è il contrario».

Confessa che ci ha flirtato per 10 anni con quella terra: «Era lì che volevo stare», a Castelluccio vicino a Noto dove hanno ridato vita a un vecchio borgo. «Una volta andavamo al mare con il trattore. Oggi non è più così e se compri c’è un rischio: non sai cosa succederà nei prossimi anni».Filippo Mazzei, che dalla Toscana si è spostato a Zisola, e Antonio Moretti, proprietario del marchio Carshoe, sono arrivati nel feudo Maccari in Val di Noto: tutti a fare il vino, i nuovi gattopardi d’importazione.

Si sale. IL SALENTO si difende e resiste, dopo l’exploit di 10 anni fa.

Tra i primi a scoprire questo paradiso perduto fu l’ex presidente francese, Valéry Giscard d’Estaing, che ha investito in Puglia vent’anni fa.

Poi il produttore cinematografico Amedeo Pagani, l’attore Ignazio Oliva, la sceneggiatriceFrancesca Marciano e il compositore Franco Piersanti, proprietari di masserie da sogno, nelle campagne di Spongano.

Ferzan Ozpetek lo ha celebrato nel suo ultimo film Mine vaganti«Lecce è meravigliosa» è l’opinione del regista italo turco, cittadino onorario di Lecce, «e i salentini sono persone squisite con un innato senso dell’ospitalità».

Ospitali sì, ma i prezzi non sono più quelli di una volta. Negli ultimi 10 anni, da quando è scoppiata la Salentomania, il mercato è cambiato. «E se, ai tempi della lira» secondo le cifre fornite daFrancesco Forni, titolare dell’agenzia immobiliare MedLizard, «una masseria da ristrutturare costava intorno ai 100 milioni, oggi non la si può portare via a meno di 600 mila euro».

I vecchi palazzotti dei piccoli centri, come quello acquistato poco tempo fa da Serena Dandini a Marittima, nel Basso Salento, hanno prezzi più contenuti: 300 mila euro, ma senza contare le spese di ristrutturazione.

Il premio Oscar Helen Mirren ha acquistato a Tricase una masseria appartenuta ai baroni Sauli di Tiggiano. Lord McAlpine, l’ex tesoriere dei conservatori, collaboratore di Margaret Thatcher, vive a Marittima, in un ex convento. La famiglia Winspeare, il barone Riccardo e la principessa Elisabetta di Liechtenstein, possiede a Depressa un castello meraviglioso. «Dal quale» racconta il figlio, il regista Edoardo, «sin dagli anni Trenta è passata l’élite internazionale: dalla principessa Margaret ai re del Belgio, da Lilian de Rothschild allo scrittore Giorgio Bassani».

Otranto ha stregato l’attore Willem Dafoe, che vi ha trovato casa grazie allo stilista leccese Ennio Capasa, e l’artista Giovanni Albanese. Mentre, dopo una lunga ricerca, il regista Francis Ford Coppola ha comprato a Ugento, vicino a Lecce.

Si sale ancora: Capalbio e Cetona, le vecchie signore del turismo radicalchic, quando ancora esistevano i radicalchic, restano in pole position. Anche se da Capalbio i più avveduti si sono spostati nella MAREMMA LAZIALE a Farnese, vicino al Lago di Bolsena e a Saturnia.

«Qui si vive come negli anni Sessanta, speriamo non ci colonizzino troppo in fretta» raccontaRosanna Chiggiato, professore di scienze matematiche all’Università Ca’ Foscari a Venezia. È stata la prima ad arrivare qui, nel paese intatto dove negli anni Settanta Luigi Comencini girò Pinocchio.«Ho comprato una stalla per meno della metà di quello che chiedono oggi».

I prezzi per ambienti di due piani un tempo rifugio per animali e fieno, secondo Ester Calamitadell’Immobiliare Tuscia, partono dai 15 mila euro, mentre nel borgo ancora intatto le case si vendono a 1.000 euro al metro quadrato. A Cetona si continua a comprare a prezzi folli.

Ultimo è arrivato l’immobiliarista Pietro Mezzaroma, che ha acquistato un grande podere. Walter Veltroni forse comprerà, per ora affitta a San Casciano dei Bagni vicino alle terme e Giampaolo Pansa. Lamberto Cardia, il nuovo presidente delle Ferrovie, ha proprietà a Cetona, e suo figlio Marco ha appena acquistato uno dei poderi più belli, La Molla. «Ma ormai qui non c’è più nulla da comprare» avverte Carlo Baglioni, l’imprenditore cetonese che ha ristrutturato le case più belle. E allora ci si sposta.

Nelle MARCHE, per qualcuno il «lato b» della Toscana: colli dolci e sfuggenti. Gli stranieri, inglesi, belgi, e sul mare anche i russi, l’hanno capito prima e sono arrivati da alcuni anni, come raccontaColin Wood, ex top gun inglese, ora con un nuovo mestiere, trovare case ai connazionali nelle zona intorno a Senigallia: «Il New York Times anni fa lo definì il Marcheshire».

Comprano soprattutto case coloniche, perché le ville chi le ha se le tiene. E ce ne sono di bellissime, come Monte Polesco dei Balbo di Vinadio o l’Imperiale di Clemente Castelbarco o Cento finestre diGinevra Rangoni Macchiavelli.

Una vita antica che negli ultimi anni ha fatto arrivare l’architetto Hani Rashid a Pagino, fuori Urbino.Enzo Cucchi è a Morro d’Alba, Tullio Pericoli ad Ascoli Piceno, il fotografo del Nouveau réalismeMario Dondero lasciò Parigi per Fermo.

Sostiene Wood: «All’inizio all’estero non è stato facile. Tuscany è facile da pronunciare, Marche no». Difficile come la sua «campagna astratta, il contrario delle cartoline; piuttosto come la ritrae Mario Giacomelli nelle sue foto» racconta Leonardo Cemak, artista, illustratore, appassionato della sua terra, del suo orto e dei boschi che arrivano fino al mare. «Un labirinto di strade bianche: le Marche sono piccole ma ti ci perdi. E anche da povero compri case di lusso, quantità di spazio impensabili».

Non più nel Conero, già troppo noto, ma a Monte San Bartolo, tra Gabicce Mare e Pesaro. I paesi hanno nomi combattenti: Montelupone, Monte Cerignone (dove vive Umberto Eco), Ripatransone e il poetico Torre di Palme. Conclude Cemak: «Marcheshire? È un trendismo che qui non ha senso. Qui tutto è più sotterraneo, invisibile».

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